Il Sindaco

L’apertura del Museo Archeologico Comunale di Bisaccia ha rappresentato per il nostro territorio un fatto culturale di eccezionale importanza e un giusto riconoscimento per questi luoghi il cui habitat è stato sempre privilegiato dall'uomo nelle diverse epoche storiche che si sono succedute sin dalla preistoria.
Questo Museo diventerà il nucleo vivo per ulteriori ricerche del nostro tempo lontano e dove verranno non solo studiosi del settore ma soprattutto - è auspicabile - le nuove generazioni per attingere dalle testimonianze delle civiltà protostoriche e sannitiche la forza primordiale che ancora esse promanano e gli insegnamenti necessari a vivere il presente e a costruire con dignità e consapevolezza la storia futura.

Salvatore Frullone
Sindaco di Bisaccia

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Il Museo Civico di Bisaccia si sviluppa nell'ambito del piano terra del Castello Ducale e si articola in un percorso espositivo cronologico in senso orizzontale lungo il quale sono esposti i reperti in mostra, di proprietà statale, provenienti dagli scavi eseguiti sulla collina di Cimitero Vecchio.

Obiettivo dell'esposizione è quello di ricostruire la storia di Bisaccia in età protostorica e arcaica attraverso i corredi delle numerose sepolture tombali scoperte nel noto sito archeologico irpino rendendola di facile acquisizione e comprensione ai visitatori.

La grande quantità di materiali acquisiti in tanti anni di ricerche archeologiche ha portato alla scelta dei reperti più significativi dei corredi funebri di 30 tombe della prima e della seconda età del Ferro (fine IX-VII secolo a.C.) costituiti prevalentemente da manufatti ceramici e oggetti d'ornamento personale per la prima volta presentati, in forme definitive, al pubblico italiano. Per guidare il visitatore alla comprensione dei reperti, oltre alle dovute ed esaustive didascalie per ogni oggetto, all'interno delle due sale espositive sono collocati pannelli didattici ed esplicativi.


Fibula a doppia spirale di bronzo


© 2012 - Foto: Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno.
© Testi a cura di Giampiero Galasso